“Portinnesti e innovazione: la ricerca per il futuro del pesco”
Intervista a Michele Giannini sul lavoro del Centro di Cereniano (Veneto Agricoltura)
Nel Centro di Cereniano di Veneto Agricoltura, l’attività di sperimentazione rappresenta un punto di riferimento per la frutticoltura del Nord Italia. Michele Giannini descrive un lavoro che nasce con una funzione molto precisa: osservare, confrontare e trasferire conoscenza agli agricoltori.
Il cuore dell’attività è quello dei confronti varietali. Negli anni il centro ha lavorato principalmente su pesco e nettarine, con esperienze anche sul melo, ma più recentemente l’attenzione si è spostata con decisione sui portinnesti. Una scelta che riflette un cambiamento strutturale del settore.
Secondo Giannini, infatti, uno degli aspetti più evidenti riguarda la riduzione della durata dei frutteti. Se in passato gli impianti avevano cicli molto più lunghi, oggi la loro vita produttiva è decisamente più breve e questo porta a reimpianti frequenti, spesso negli stessi appezzamenti. Una pratica che, sebbene sempre più diffusa, espone a problematiche legate al terreno, con la comparsa di sindromi e patologie non sempre completamente chiarite.
In questo scenario, la scelta del portinnesto diventa decisiva. Storicamente, la peschicoltura si è basata su un riferimento molto stabile, il GF 677, che ancora oggi rappresenta uno standard. Tuttavia, proprio nei contesti di ristoppio, iniziano a emergere limiti che rendono necessario valutare alternative.
Le prove avviate nel 2023 nel centro stanno andando proprio in questa direzione. Giannini evidenzia come alcuni portinnesti di nuova generazione mostrino caratteristiche interessanti, in particolare per quanto riguarda l’adattabilità ai nuovi sistemi di allevamento. Tra questi, il cosiddetto “40” si distingue per una buona capacità di inserimento anche in condizioni difficili.
Uno degli elementi più rilevanti emersi riguarda l’anticipo di maturazione: in alcune varietà, questo portinnesto può portare a una raccolta anticipata di alcuni giorni rispetto al GF 677. Un aspetto tutt’altro che marginale, soprattutto in un contesto di mercato dove la tempistica può incidere sulla redditività.
Anche la qualità produttiva appare interessante, con pezzature uniformi e adeguate alle esigenze commerciali. Tuttavia, è soprattutto nella risposta al ristoppio che queste nuove soluzioni mostrano il loro potenziale, evidenziando una maggiore capacità di adattamento rispetto ai materiali tradizionali.
Accanto agli aspetti agronomici, Giannini sottolinea anche un altro fattore determinante: la crescente difficoltà nel reperire manodopera qualificata. La gestione degli impianti frutticoli richiede competenze sempre più specifiche e la loro disponibilità è sempre più limitata. Questo sta orientando la ricerca verso sistemi di allevamento più semplici e più facilmente meccanizzabili.
Le prove in campo includono infatti anche lo studio di forme di allevamento intermedie, pensate per combinare efficienza produttiva e semplificazione delle operazioni. L’obiettivo è rendere la gestione più sostenibile, non solo dal punto di vista economico ma anche organizzativo.
Il lavoro del centro non si limita però alla raccolta di dati. Una componente fondamentale è quella dimostrativa: le prove sono concepite per essere osservate direttamente, permettendo ad agricoltori e tecnici di valutare in modo concreto il comportamento di varietà e portinnesti. Questo approccio consente di affiancare all’analisi scientifica una dimensione pratica essenziale per il trasferimento dell’innovazione.
Proprio per questo, Giannini invita alla prudenza nell’interpretazione dei risultati. Essendo materiali relativamente nuovi, è necessario un periodo di osservazione più lungo prima di trarre conclusioni definitive. Nei prossimi anni, le analisi si concentreranno in modo più approfondito su aspetti come i tempi di potatura, l’efficienza della raccolta e i costi di gestione.
Il quadro che emerge è quello di un settore in evoluzione, in cui le scelte non possono più basarsi su modelli consolidati. L’innovazione è necessaria, ma deve essere supportata da dati, sperimentazione e confronto in campo.
