Marika Bianconcini: il futuro del mandorlo a parete in Emilia-Romagna

Giuseppe Rutigliano

Marika Bianconcini: il futuro del mandorlo a parete in Emilia-Romagna

Intervista a Marika Bianconcini sull’introduzione del mandorlo a parete in Emilia-Romagna e sul lavoro sviluppato da Romagna Impianti

L’attività di Romagna Impianti copre l’intero ciclo di realizzazione di un impianto, dalla progettazione fino alla messa in opera in campo. L’azienda si occupa di tutte le fasi operative: dalla posa dei pali e delle piante al trapianto, sia meccanico che manuale, fino alla gestione completa dell’impianto nel tempo. Questo include anche aspetti fondamentali quali la nutrizione e la difesa fitosanitaria, contribuendo così a rendere il sistema più sostenibile ed efficiente per le aziende agricole.

Come sottolinea Marika Bianconcini, “oggi è fondamentale offrire un servizio completo, che accompagni l’azienda agricola in tutte le fasi, dalla progettazione fino alla gestione dell’impianto”.

Negli ultimi anni è stato osservato come le condizioni climatiche incidano in modo significativo sul comportamento delle piante. Inverni particolarmente miti tendono ad accelerare la fisiologia vegetale, determinando un anticipo della fioritura; al contrario, stagioni più rigide comportano un rallentamento del ciclo, con uno slittamento in avanti della finestra fenologica.“Abbiamo visto chiaramente che gli inverni caldi anticipano la fioritura, mentre quelli più freddi la ritardano anche di diverse settimane”, spiega Bianconcini.

L’introduzione del mandorlo a parete in Emilia-Romagna risale al periodo 2020–2021, quando è stato avviato il progetto in seguito a diversi confronti tecnici. La scelta è stata dettata principalmente dall’elevato livello di meccanizzazione che questo sistema permette: dalla fase di impianto fino alla gestione produttiva, le operazioni possono essere svolte tramite macchinari, riducendo sensibilmente il fabbisogno di manodopera.

“La meccanizzazione è stata la leva principale: ci consente di lavorare in modo più efficiente e con meno dipendenza dalla manodopera, che oggi è sempre più difficile da reperire”, osserva.

Nelle prime fasi, gli impianti sono stati realizzati tramite trapianto meccanico, analogamente a quanto avviene per astoni e barbatelle. Successivamente è stata introdotta una struttura di supporto per l’impianto irriguo, inizialmente sopraelevata e poi riposizionata a terra nel corso degli anni. Tra i principali benefici riscontrati emerge l’aumento della produttività rispetto alla mandorlicoltura tradizionale, un fattore che ha incentivato la diffusione della coltura anche in un’area come l’Emilia-Romagna, dove non era storicamente presente.

La meccanizzazione si conferma inoltre determinante sotto il profilo economico, permettendo di ottenere una redditività più elevata rispetto ai sistemi tradizionali, nei quali le operazioni di potatura e raccolta richiedono ancora un elevato impiego di manodopera.

Uno degli aspetti più complessi affrontati è stato quello della progettazione. L’adattamento dei sesti di impianto e la scelta tra piante in vaso e astoni richiedono infatti un’analisi approfondita delle condizioni specifiche di ciascuna azienda agricola. Per questo motivo risulta fondamentale effettuare sopralluoghi preliminari, valutando caratteristiche del terreno, orientamento dei filari e condizioni pedoclimatiche. “Ogni impianto è diverso: senza uno studio preliminare accurato non è possibile ottenere risultati ottimali”, sottolinea Bianconcini.

L’esperienza maturata non riguarda esclusivamente il mandorlo: Romagna Impianti vanta infatti una lunga attività nella progettazione e gestione di impianti sia in frutticoltura che in viticoltura, con particolare specializzazione nei sistemi ad alta densità e a parete bidimensionale.
Rispetto ai sistemi tradizionali a vaso, gli impianti a parete offrono diversi vantaggi. Oltre alla riduzione della manodopera grazie alla meccanizzazione, consentono un miglior controllo delle operazioni agronomiche, dalla difesa alla nutrizione. Anche la distribuzione dei prodotti fitosanitari risulta più precisa ed efficace, riducendo dispersioni e impatto ambientale.

Per quanto riguarda le varietà, l’impianto è stato strutturato anche come campo varietale. Sono state selezionate cultivar a fioritura tardiva, tra cui Makako, Penta e Vialfas, oltre ad altre varietà in prova, con l’obiettivo di valutarne il comportamento in condizioni locali.

Dal punto di vista fenologico, la fioritura segue generalmente una sequenza ben definita: le prime varietà, come Avijor, entrano in fioritura verso la fine di marzo, seguite da Penta e Makako e, successivamente, da Vialfas nei primi giorni di aprile. Tuttavia, tali tempistiche risultano fortemente influenzate dall’andamento climatico. Questo aspetto assume particolare rilevanza considerando che le gelate possono ormai interessare l’intero mese di aprile.
Infine, l’introduzione della potatura meccanica ha rappresentato anche una sfida culturale. I frutticoltori emiliano-romagnoli sono storicamente legati alla potatura manuale e il passaggio a tecniche alternative ha richiesto un periodo di adattamento.

“All’inizio non è stato semplice: c’è sempre una forte componente culturale legata alla potatura manuale. Ma una volta compresi i vantaggi, il cambiamento è stato progressivamente accettato”, conclude Bianconcini.

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